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Nuovo Mondo / Primo insediamento
Nel XVI secolo i monasteri benedettini e cistercensi di Spagna grazie al movimento di riforma monastica del secolo precedente si trovavano in uno stato di sviluppo e di prosperità spirituale e materiale, tutta- via non hanno preso parte in maniera significativa al- la grande impresa dell'evangelizzazione del Nuovo Mondo. I re di Spagna, nel loro pur lodevole intento di cristianizzare i territori appena scoperti, sull'altra costa dell'Atlantico, non favorirono che l'insediamen- to di quegli ordini religiosi direttamente finalizzati all' evangelizzazione degli Indiani. Si trattava quindi di Francescani, Domenicani, Agostiniani, dell'ordine della Merici e dei Gesuiti. Ancor più significativa e rivelatrice di tale politica della Corona Spagnola, l' ordinanza con cui Filippo II, nel 1564, vietava la fon- dazione di una Certosa in Messico. Proprio in quell' anno il Priore della Certosa della Val de Cristo (Se- govia, Spagna), Dom Juan Bautista Morròn, accoglien- do le richieste avanzate in tal senso dal clero e da una buona parte dei laici messicani, e sostenuto da influen- ti benefattori, aveva avviato le pratiche per fondare una Certosa nelle vicinanze della Capitale messicana. Il divieto del re si fondava sul fatto che «queste terre hanno maggior bisogno di religiosi mendicanti, per la predicazione e l'amministrazione dei sacramenti, piut- tosto che di monaci, i quali non hanno tale carisma; inoltre, se avesse permesso la fondazione alla Certo- sa, anche tutti gli altri ordini monastici avrebbero ten- tato la stessa cosa, ciò che non è affatto conveniente». Nello stesso documento, il re esprimeva anche il timo- re che gli ordini monastici potessero assorbire le gio- vani vocazioni locali, creole e meticce, a scapito de- gli ordini mendicanti e della loro opera evangelizzatri- ce. Il «non convenit» del re inoltre, era legato anche all'idea che i monaci non si sarebbero presi sufficiente cura degli indigeni. A dispetto di ciò, il primo mona- co benedettino delle Americhe, fra Bernardo Boyl, si sarebbe distinto proprio per i suoi intenenti a favo- re degli indigeni. Il martirologio benedettino menzio- na Boyl alla data del 17 maggio, con il titolo di «vene- rabile».
Fra Bernardo Boyl era un catalano, che fino al 1479 era stato segretario del re Ferdinando il Cattolico. Probabilmente in quel- lo stesso anno si era fatto eremita a Montserrat. Nel 1481 fu ordinato sacerdote. Nel 1492 era superiore di tutti gli eremiti e confessore dei pellegrini che giun- gevano a Montserrat. In quel periodo, su richiesta dei monaci del luogo, tradusse in castigliano le «Confe- renze» LX e X di Cassiano, che trattano dell'orazio- ne. Nel luglio-agosto del 1492 il re lo inviò in Francia, in missione confidenziale. Là fece conoscenza della riforma operata dai «Minimi» di San Francesco di Paola, e vi si affiliò. Tornato in Spagna come Vicario Generale dei Minimi, ebbe dal re l'incarico, questa volta assai più delicato, di accompagnare Cristoforo Colombo nel suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo, assieme ai primi dodici missionari. Dal Papa Boyl ri- cevette il titolo di Vicario Apostolico delle nuove ter- re scoperte. In questa sua qualità fu lui a presiedere la prima messa solenne celebrata in America. Avven- ne il giorno dell'Epifania del 1494, nella città di La Isabela. Bernardo Boyl fu ossenatore attento e criti- co delle imprese di Colombo, col quale ebbe parec- chie dispute sul come dovessero essere trattato gli indigeni. Infine, i loro contrasti si fecero così forti che, nel dicembre del 1494, Boyl fece ritorno in Spagna. Chiese al re di non essere rimandato in America Allo stesso tempo, essendo stato eletto Abate del mona- stero di San Michele di Cuxa, che dipendeva da Mont- serrat, rientrò definitivamente nell'ordine benedettino. Esercitò la carica abbaziale dal 1498 fino alla sua mor- te, nel 1520. L'abbazia di Montserrat fondò; nel 1580 in Messico e nel 1598 a Lima, due priorati dipenden- ti, la cui finalità era di raccogliere elemosine per la ca- sa-madre. Questi priorati non ebbero noviziati e rima- sero in loco fino al periodo dell'Indipendenza mes- sicana nel 1826. Benché fossero stati centri di pre- ghiera, di vita liturgica e di diffusione della letteratura monastica, non si possono però considerare tra i fat- tori reali dell'insediamento benedettino.
Le cose andarono assai diversamente in Brasile. Nel 1566 la riforma di S.Benedetto di Valladolid si era estesa al monastero di Tibaes del Portogallo, e da li ad altre abbazie. Quindici anni più tardi la casa-madre era in grado di inviare monaci in Brasile. Alla fine del 1581 giunsero a Bahia i primi benedettini, sotto la guida di P. Antonio Ventura de Laterao. Sollecitato dalle richieste dei coloni di Bahia - che inoltre aveva- no già mandato due postalanti dai nativi - il capitolo generale della Gongregazione lusitana aveva incarica- to il P. Antonio di «costruire un monastero benedet- tino nel territorio di Santa Cruz». Gli abitanti di Bahia cedettero ai monaci l'eremo di San Sebastiano e le sue adiacenze: qui, ben presto, fu edificato il monaste- ro, che dal 1584 fu elevato al rango di abbazia. Questa proto-abbazia benedettina nel Nuovo Mondo è giun- ta fino ai nostri giorni. L'impulso dato dai monaci porto- ghesi e le insistenti richieste dei coloni brasiliani fece- ro rapidamente sorgere altri monasteri: Rio de Janei- ro - 1586; Olinda - 1590; Paraiba do Norte, Sao Paulo - 1598; Santos - 1650; Sorocaba - 1660; Jundiaé - 1668. Sul finire del XVII secolo, in Brasile esistevano ed erano fiorenti sette abbazie e quattro priorati, riuniti nella «Provincia brasiliana della Con- gregazione benedettina del Portogallo». Dopo l'indi- pendenza del Brasile i monasteri costituiranno, nel 1827, la Congregazione benedettina brasiliana. Sfortu- namente la chiusura dei noviziati decretata dal gover- no portoghese nel 1762 e mantenuta dopo l'indipen- denza e fino alla sua caduta nel 1889 anche dal gover- no imperiale, si può dire che abbia quasi messo la paroia «fine» alla presenza monastica in Brasile. L'ulti- mo Abate Generale, D.Domingo de la Transfigura- cao Machado, ricorse al papa Leone XIII, nel tenta- tivo di porre rimedio alla debolezza dei monasteri. Il Papa si rivolse alla Congregazione di Beuron che, a sua volta, ricorse al monaco belga Dom Gerard van Caloen, affidandogli la difficile missione di restaura- re la vita monastica in Brasile. Nel 1895 Dom Gerard ed i suoi collaboratori sbarcavano ad Olinda, dando- si immediatamente da fare a questo scopo. Durante l'intero periodo coloniale ci sono stati complessiva- mente 15 vescovi benedettini e 6 cistercensi, per l' America spagnola, e almeno 10 tra benedettini e cister- censi, per il Brasile.
 

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