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Scala Santa

La Scala Santa fu fatta costruire dall’abate Giovanni V (1060-1121) per sostituire lo stretto sentiero, lungo il pendio del monte Taleo, che San Benedetto percorreva per passare dallo Speco o “Grotta della preghiera” alla “Grotta dei Pastori” ed incontrarvi le persone desiderose di ascoltare le sue parole.
Oggi, a causa delle modifiche subite da tutto il complesso nel corso dei secoli, l’originaria Scala Santa è ridotta ad un piccolo tratto, ma conserva tale nome quella che ha inizio dalla Cappella della Madonna. Ad occidente la Scala rasenta la roccia e ad oriente il muro esterno, dove sta una monofora. La copertura presenta una vasta crociera, ma la roccia rende tutto un po’ asimmetrico, perché condiziona lo spazio, peraltro affrescato in ogni sua parte.
Prima di arrivare alla Grotta di San Benedetto, sulla sinistra, si ha l’accesso ad una scala a chiocciola, che porta alla cappella di San Gregorio, correzione fatta durante il restauro del 1925-31. Gli affreschi della Scala Santa, pur nella asimmetria delle pareti, presentano tre episodi descritti dal Maestro Trecentesco del Sacro Speco, da un suo Collaboratore e un Aiuto, su temi ricorrenti e letterariamente trattati in quegli anni.
Il primo episodio, “L’incontro dei Tre Vivi e dei Tre Morti, rappresenta tre giovani, due dei quali, intenti a discorrere tra loro, col falco e la civetta tranquillamente appollaiati sui rispettivi guanti, incuranti o indifferenti a quanto San Benedetto mostra loro, a differenza di un loro amico, interessato alle parole del Santo, che gli indica l’inevitabile destino dell’uomo: la corruzione del corpo (le tre bare, infatti, mostrano non tre morti, ma tre fasi diverse della trasformazione di un solo corpo operata dalla morte); alle sue spalle un monastero turrito, nella solitudine della campagna, propone, quale contropartita di salvezza, la vita ascetica.
Su un pannello irregolare il cui bordo superiore, curvilineo, muove la scena che si stende lungo le rampe, è affrescata “La Cavalcata della Morte”. La morte, con spada sguainata, procede a ritmo sostenuto, incurante di quanti travolge nel suo passare (nobili, monaci, giovani, dame), desiderosa di colpire due cacciatori del tutto ignari del suo arrivo. Qui è evidente la presenza di un Collaboratore del Maestro, ben più esperto dell’Aiuto, la cui mano è palese nel “Battesimo di Gesù”, soprattutto nella faccia smunta di Cristo e di san Giovanni, dipinto nel sott’arco, vicino alla rappresentazione di un bosco lussureggiante.
La mano del Maestro, invece, si evidenzia nell’allineamento del bosco, del lago e delle pietre e nell’impaginazione globale dell’affresco.

 

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